Esportatori di conflitti di interessi

C’è una ragione per cui non si è mai riusciti a scrivere una legge decente per regolare situazioni di conflitto di interessi in politica. Quella ragione non è stata Berlusconi, nonostante abbia rappresentato il caso più eclatante ed esemplare di ciò che il conflitto di interessi significhi e possa comportare.

La ragione per cui non è mai affrontata seriamente la questione, nè da destra nè da sinistra, e non lo saraà dai 5 stelle, è che il conflitto di interessi è parte integrante del funzionamento, o malfunzionamento di tutto il paese.

Il nostro è un paese a conduzione familiare, è una piccola e media impresa. Siamo tutti parenti, abbiamo tutti famiglia. Separare il lavoro, gli affari, la professione, dalla parentela, dall’amicizia è pressochè impossibile. La famiglia prima di tutto.

Non è assolutamente concepibile pensare di escludere la propria moglie o il proprio marito da un incarico pubblico solo per il fatto di ricoprire un ruolo che ci permette di scegliere a chi affidare quell’incarico. D’altra parte sarebbe una ingiusta discriminazione no? Perché mai mio padre, fratello, moglie, cugino, marito dovrebbe essere escluso dall’assegnazione di tale incarico? Perchè mai dovrei fare dei colloqui per assumere qualcuno in un’impresa privata quando conosco amici, amiche, fidanzati, fidanzate che hanno bisogno di lavorare? Pensate se per assurdo dovessimo assegnare un incarico o un lavoro ad una persona che non conosciamo, magari proveniente da un altro paese, solo perché ha il giusto curriculum o delle esperienze nel settore? Ma siamo matti? Perché mai dovrei rinunciare ad occuparmi di banche solo perché mio padre casualmente ci lavora? O perché mai il fatto che mio padre lavora o ha delle responsabilità nel sistema bancario dovrebbe impedirmi di intraprendere una carrier politica che mi potrebbe portare a prendere delle decisioni sul settore bancario?

Che forse Alessandro Gasmann non avrebbe dovuto fare l’attore perché lo ha fatto il padre? O Michael Douglas? O i seicento figli di Bob Marley? Che Paolo Maldini avrebbe dovuto fare il ragioniere perché il padre era stato calciatore e selezionatore della nazionale?

Questa storia del conflitto di interessi è francamente ridicola, abbiamo esportato in tutto il mondo un modello in cui il conflitto e gli interessi coincidono, dovremmo andarne fieri, brevettarlo, come il parmigiano o il chianti, invece di vergognarci dei nostri fiori all’occhiello.

Ci sarà un tempo in cui la gente verrà in Italia ad imparare come si fa.

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Uccidetelo ancora

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Se l’è cercata vale un po’ per tutti, dalla ragazza che esce da sola troppo tardi al pensionato che affida i suoi risparmi a una banca. Perché è molto rassicurante pensare che non sia il mondo ad essere crudele ed ingiusto, che non ci siano persone che si approfittano degli altri e che invece le disgrazie alcuni se le meritino, ma solo alcuni perché invece a noi, quegli scaltri, non potrebbero capitare mai.

È un dettaglio che colpevolizzando le vittime ci rendiamo un po’ più disponibili ad essere le prossime, rendiamo accettabile quello che non dovrebbe essere, lo legittimiamo, rinunciamo a cambiare quello che giusto non è, o almeno a metterlo in discussione, criticarlo.

Diciamo in sostanza che il banchiere che non informa correttamente il risparmiatore per guadagnare qualche decina di euro di commissioni in più è più comprensibile del risparmiatore che si fida di lui cercando una persona che per lavoro dovrebbe aiutarlo a proteggere i propri risparmi dall’inflazione. Diciamo che in fondo è giusto che le banche ingannino i propri clienti non esperti in economia finanziaria.

È un dettaglio che spostare sulla vittima la responsabilità di una truffa subita sia la prima causa della mancata denuncia della gran parte delle truffe che avvengono ogni giorno. La vergogna di essere stati truffati, soprattutto per le persone anziane e sole è devastante. Molte delle persone che si tolgono la vita dopo aver subito una truffa, lo fanno per la vergogna di essere stati raggirati e di doverlo confessare agli altri, renderlo pubblico, qualsiasi sia l’entità del danno.

Luigi, un onesto signore che ha perso ha perso i suoi risparmi, non ha gridato insulti contro politici e banchieri ormai ripetuti fino alla nausea dall’utente medio di ogni social network da non significare più niente. Se ne è invece andato in punta di piedi da questo mondo, per la vergogna.

Ed è solo un dettaglio, ma rivoltante, che parlare della sua presunta ingenuità o sprovvedutezza, sia un po’ come ucciderlo un’altra volta.

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Sinistra, una storia di abbandoni

(Questo post è una risposta al post di Lola, che era una risposta al mio su Corbyn)

Io lo so cosa vuol dire essere fuori. Lo sono sempre stato. Che fosse un gruppo politico o meno. In politica, quel poco che ho provato a starci dentro avrei voluto portare il mio essere fuori un po’ più dentro, ma purtroppo tutti quelli che conoscevo e che la pensavano come me erano ancora più fuori e mi chiedevano che cazzo ci facevo lì dentro. Io ho sempre pensato che forse magari fossimo stati un po’ di più, lì dentro, sarebbe stato meglio, ma oh, c’era chi preferiva darsi al volontariato, chi andava ai concerti dei CCCP, chi alle feste reggae, chi alle iniziative di Green Peace, chi a quelle di Amnesty, chi a quelle per la Palestina, poi ci fu Genova e dopo il niente. O quasi. Comunque è un discorso che parte da lontano.

Perché il PCI è diventato il PD, perché da Togliatti si è passati a Berlinguer poi a Veltroni e si eè arrivati a Renzi?

La mia e’ solo una opinione, derivante un po’ dall’esperienza personale e un po’ da qualche lettura piu’ o meno attendibile, e non basta certo un post per riassumere una storia così. Quindi vale quello che vale.

Però per dire, mio padre era comunista. È stato in URSS per aver vinto il concorso di diffusione del l’Unità, ha occupato fabbriche, fatto il consigliere comunale per qualche anno, ma quando il partito ha cambiato nome, come molti della sua generazione, ha deciso di lasciarlo e qualcuno lo aveva lasciato pure prima, quando Krusciov denunciò al mondo i crimini commessi dal Stalin.

Io mica gliene faccio una colpa, anzi, capisco la sofferenza. Pure Occhetto piangeva, figuriamoci mio padre e gli altri come lui. Però non posso fare a meno di pensare che l’uscita dai consigli comunali, dalle segreterie, dalle sezioni, dal parlamento, di persone che credevano in certi ideali ed avevano certi valori, abbia svuotato quell’unico strumento di cambiamento socio politico che avevamo lasciandolo in mano agli arrivisti, quelli con la camicia bianca, quelli per cui era solo un modo per ottenere il potere fine a se stesso. Una dinamica che continua ancora oggi. Pure io ho abbandonato il partito.

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Eppure in uno scritto che colpevolmente ho letto troppo tardi, e cioè pochi giorni fa, già nel 68 Pasolini diceva

Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni! 
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere. 

Uscirsene invece, ritararsi a vita privata o darsi a pratiche “extrapalamentari”, nonostante siano scelte rispettabili personalmente, sono purtroppo poco influenti sul piano politico. Quelli prima di noi, quelli che hanno fondato i movimenti dei lavoratori e i partiti socialisti lo sapevano, per questo facevano quello che facevano, siamo noi che ce lo siamo dimenticati. Ci siamo dimenticati che la storia siamo noi, ci hanno convinto che tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera, ci hanno convinto a restare a casa quando viene la sera.

Poi certo mica è obbligatorio riprendersi il PD, potrebbe davvero essere troppo tardi, potrebbe nascere qualcosa di diverso, un altro movimento popolare di sinistra, che si prenda la briga di sporcarsi le mani nella lotta per il potere (elezioni) e che magari possa pure considerare l’idea del compromesso con partiti meno di sinistra, per raggiungere degli obiettivi (la politica).

Io però ho invece paura che abbiamo rinunciato sia a prenderci l’unico partito in grado di governare il paese sia a crearne qualcuno in grado di influenzarne la politica.

Per finire vorrei dire che lo so che lo stomaco può impedire di recarsi a votare alle primarie del PD, ma lo stomaco, la pancia, sono le stesse cose a cui parlano Grillo e Salvini, e io lo so che è dura, è dura anche per me, mi ci sforzo, ma preferisco ascoltare la logica o almeno il cuore, piuttosto che la pancia.

Perché in un’ipotetica scelta tra Salvini e Renzi (o alle primarie tra Renzi e un Corbyn) non avrei dubbi se recarmi alle urne e per chi votare. Non starei a casa sperando di non rimanere deluso, perché un’ipotetico Salvini Presidente del Consiglio non sarebbe un male solo per me, ma lo sarebbe soprattutto per quelli ancora piú fuori e sfigati di me. Checché ne dica lo stomaco.

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Jeremy Corbyn spiegato agli italiani

Ci sono due motivi principali per cui Jeremy Corbyn in Italia non se lo sarebbe cagato nessuno.

L’attuale segretario del partito laburista inglese fino a pochi mesi fa era semi sconosciuto, aveva condotto la sua attività politica in un distretto a nord di Londra dal 1983, conducendo diverse champagne politiche e sociali anche in contrasto con la leadership del proprio partito. (Qui trovate un elenco di 15 volte in cui Corbyn è stato dalla parte giusta della storia).

Corbyn oggi propone la rinazionalizzazione dei servizi fondamentali per i cittadini quali ferrovie e poste per esempio, l’eliminazione delle tasse universitarie, la costruzione di complessi di edilizia popolare, l’eliminazione dei tagli al welfare, si dichiara socialista ed è membro di diversi gruppi quali quello per la campagna per il disarmo nucleare, quello per la solidarietà alla Palestina ed Amnesty International, propone di far rimanere il Regno Unito nella Comunità Europea per cambiarne le politiche sociali e i diritti dei lavoratori.

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Com’è stato possibile che un personaggio così si sia preso il partito nonostante sia stato descritto come il nemico pubblico numero uno dallo stesso Tony Blair e da tutta la stampa compreso il giornale di riferimento del partito, il Guardian, preso in giro per il modo di vestire o per presentarsi spettinato alle conferenze, mentre i bookmaker davano la sua vittoria al 2%.

È stato possibile perché la sua candidatura ha portato a iscriversi ad un partito che si era spostato sempre più a destra molti giovani che non avevano mai trovato un motivo per farlo e molti anziani che lo avevano abbandonato perché diventato troppo simile ai Conservatori. È stato possibile perché qui sanno come funziona il sistema elettorale e l’unico modo di riportare la sinistra a governare era questo. Ha vinto le primarie con quasi il 60% dei voti e se non lo defenestreranno in qualche modo sarà lui a candidarsi come Premier tra 5 anni.

L’ipotetico Jeremy Corbyn italiano, se mai esistesse, non potrebbe mai raggiungere un risultato del genere

Prima di tutto perché anziché candidarsi per riprendersi il partito (il PD) e tentare di governare il paese avrebbe fondato la sua piccola formazione politica personale di sinistra, andando ad ingrossare le file di inutili leader dall’ego spropositato e dall’elettorato atrofico. (Devo davvero farvi alcuni esempi?)

Seconda di poi, pure gli fosse saltato in mente di candidarsi alle primarie del principale partito di sinistra in Italia (mi dispiace per chi non capisce il senso di questa frase), nessuno o molto pochi di coloro che si dichiarano di sinistra e fossero stati d’accordo al 100% con la sua piattaforma politica si sarebbero iscritti al PD per andare a votarlo alle primarie e farlo vincere e far diventare il PD davvero di sinistra, perché “Che schifo il PD”, “io 2 euro al PD manco morto”, etc, lasciando così che il partito se lo prendessero personaggi come Renzi, in modo da poter darsi ragione da soli e dire ridire hai visto che schifo il PD e restare a guardare e a indignarsi.

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Ingoi indigesti

 

C’è chi ha ricostruito meglio di me, conoscendone meglio le opere, il percorso che ha portato Giovanni Lindo Ferretti dai suoi esordi musicali al suo endorsement per la Meloni e alle sue affermazioni su stato e migranti. Che lo si condivida o meno, ha una sua logica, che si creda che le sue affermazioni di oggi siano in linea con quanto prodotto nella sua carriera artistica o meno, non fa differenza. Ognuno ha il diritto di cambiare idea e comunque non dovremmo scambiare un’artista per un totem.

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Quello che più mi interessa della vicenda di Lindo Ferretti è invece il suo rapporto con la sinistra italiana, intesa nella sua forma non istituzionale, non i partiti, ma “la gente di sinistra”. Mi interessa il suo esserne in qualche modo il simbolo, e di come ne siano il simbolo coloro che lo hanno adorato ed oggi lo rinnegano.

Intendiamoci, anche per chi lo ascoltava e lo amava vale il diritto di cambiare idea. Ho smesso di ascoltare i Placebo per molto meno. Nessun giudizio personale.

Credo che da parte sua sia stato quantomeno ingenuo chiedere scusa a chi “è stato costretto ad andare ad ascoltarlo alle Feste de l’Unità”, come se ci fosse stato un’altro posto dove poter andare ad ascoltare i CCCP, come se li avessero fatti suonare alle Feste dell’Amicizia (DC) o a quelle dell’MSI.

Mi pare di vederli Fini, Gasparri, La Russa e Alemanno infiltrarsi cammuffandosi alla Festa de l’Unità der Tufello per andare a sentire il nostro. D’altra parte mi pareva logico che chi ascoltasse i CCCP prima e i CSI poi appartenesse a una certa area politica.

Quello che è un po’ meno logico è riporre le speranze di un cambiamento politico sociale in un gruppo musicale. O in uno scrittore, o in un regista. Questo è quello che invece è successo dagli anni 50 ad oggi in Italia. Le responsabilità ovviamente sono da condividere tra coloro che hanno pensato di poter cambiare il paese scrivendo una canzone o un libro e tra coloro che erano disposti a credervi. Tra coloro che schifando la politica se ne sono tirati fuori e tra coloro che volevano solo sentirsi dire cose che pensavano già.

Meglio darsi alla critica del sistema tramite libri, film, canzoni destinati a chi già la pensa come te e vuole solo sentirsi dire che ha ragione invece di convincere gli altri a pensarla come te, ad appoggiare le tue idee, a mobilitarsi per farle diventare realtà.

Ed è pure comprensibile che sia successo. Come pensare realisticamente di portare un partito comunista o post comunista o di sinistra al governo  sapendo che un colpo di stato avrebbe comunque reso vano qualunque sforzo politico?

Da qui nasce la poetica del comunismo come amore impossibile, perduto o non ricambiato e tutta la poetica e la letteratura ad esso legato. Il fatalismo della sconfitta permanente. O il mannismo.

E’ parte del pensiero di gran parte della sinistra l’idea che la società non la si cambia con le leggi e con le elezioni, ma con l’istruzione e la cultura, con le quali sarebbe arrivata pure la Consapevolezza. Come si potrebbe essere di destra se istruiti, se si leggono i libri? Istruire le masse è stato per tanto tempo l’obiettivo della sinistra italiana. Per questo le persone di sinistra diventavano professori (e i fascisti poliziotti). Una volta istruite le masse avrebbero potuto ascoltare le opere di Lindo Ferretti e comprenderle (e magari pure i testi di Battiato, e poi degli Afterhours) e l’Italia, anzi, gli italiani avrebbero chiesto l’annessione alla CCCP.

Purtroppo la società italiana non è cambiata tramite la cultura e l’istruzione e la critica culturale e artistica alla politica ha portato al disprezzo per la politica stessa e per gli artisti e gli intellettuali che la criticavano, invece che ha una politica diversa. E’ così che ci siamo ritrovati con Berlusconi, Beppe Grillo, Salvini e Renzi. Nei loro confronti Lindo Ferretti resta un gigante.

 

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Calzini

Sento il bisogno di avere di nuovo uno spazio su cui scrivere e condividere delle cose, forse perché ormai lo faccio da anni, nonostante varie interruzioni. Forse perché le dipendenze sono dure da superare, forse perché al momento non ho modo di parlare delle cose che mi interessano nella vita di tutti i giorni con persone che hanno i miei stessi interessi. Forse solo perché mi diverte, mi piace vedere prendere forma scritta quello che mi passa per la testa, organizzare frasi, parole in modo che abbiano un senso, mi aiuta a mettere ordine nella mia testa, un po’ come sistemare in maniera razionale il cassetto dei calzini. E certo mi fa piacere che qualcun’altro in linea teorica possa leggere ciò che scrivo, condividerlo, commentarlo, criticarlo. (“Oh guarda come hai ordinato bene questo cassetto”, “certo che quei calzini a quadrettoni fanno proprio cacare”). E quindi, nonostante ci abbia provato e pensato, non ho trovato di meglio che ritornare a scrivere sotto lo stesso titolo e sotto la stessa testa con i pesci rossi.

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