Ingoi indigesti

 

C’è chi ha ricostruito meglio di me, conoscendone meglio le opere, il percorso che ha portato Giovanni Lindo Ferretti dai suoi esordi musicali al suo endorsement per la Meloni e alle sue affermazioni su stato e migranti. Che lo si condivida o meno, ha una sua logica, che si creda che le sue affermazioni di oggi siano in linea con quanto prodotto nella sua carriera artistica o meno, non fa differenza. Ognuno ha il diritto di cambiare idea e comunque non dovremmo scambiare un’artista per un totem.

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Quello che più mi interessa della vicenda di Lindo Ferretti è invece il suo rapporto con la sinistra italiana, intesa nella sua forma non istituzionale, non i partiti, ma “la gente di sinistra”. Mi interessa il suo esserne in qualche modo il simbolo, e di come ne siano il simbolo coloro che lo hanno adorato ed oggi lo rinnegano.

Intendiamoci, anche per chi lo ascoltava e lo amava vale il diritto di cambiare idea. Ho smesso di ascoltare i Placebo per molto meno. Nessun giudizio personale.

Credo che da parte sua sia stato quantomeno ingenuo chiedere scusa a chi “è stato costretto ad andare ad ascoltarlo alle Feste de l’Unità”, come se ci fosse stato un’altro posto dove poter andare ad ascoltare i CCCP, come se li avessero fatti suonare alle Feste dell’Amicizia (DC) o a quelle dell’MSI.

Mi pare di vederli Fini, Gasparri, La Russa e Alemanno infiltrarsi cammuffandosi alla Festa de l’Unità der Tufello per andare a sentire il nostro. D’altra parte mi pareva logico che chi ascoltasse i CCCP prima e i CSI poi appartenesse a una certa area politica.

Quello che è un po’ meno logico è riporre le speranze di un cambiamento politico sociale in un gruppo musicale. O in uno scrittore, o in un regista. Questo è quello che invece è successo dagli anni 50 ad oggi in Italia. Le responsabilità ovviamente sono da condividere tra coloro che hanno pensato di poter cambiare il paese scrivendo una canzone o un libro e tra coloro che erano disposti a credervi. Tra coloro che schifando la politica se ne sono tirati fuori e tra coloro che volevano solo sentirsi dire cose che pensavano già.

Meglio darsi alla critica del sistema tramite libri, film, canzoni destinati a chi già la pensa come te e vuole solo sentirsi dire che ha ragione invece di convincere gli altri a pensarla come te, ad appoggiare le tue idee, a mobilitarsi per farle diventare realtà.

Ed è pure comprensibile che sia successo. Come pensare realisticamente di portare un partito comunista o post comunista o di sinistra al governo  sapendo che un colpo di stato avrebbe comunque reso vano qualunque sforzo politico?

Da qui nasce la poetica del comunismo come amore impossibile, perduto o non ricambiato e tutta la poetica e la letteratura ad esso legato. Il fatalismo della sconfitta permanente. O il mannismo.

E’ parte del pensiero di gran parte della sinistra l’idea che la società non la si cambia con le leggi e con le elezioni, ma con l’istruzione e la cultura, con le quali sarebbe arrivata pure la Consapevolezza. Come si potrebbe essere di destra se istruiti, se si leggono i libri? Istruire le masse è stato per tanto tempo l’obiettivo della sinistra italiana. Per questo le persone di sinistra diventavano professori (e i fascisti poliziotti). Una volta istruite le masse avrebbero potuto ascoltare le opere di Lindo Ferretti e comprenderle (e magari pure i testi di Battiato, e poi degli Afterhours) e l’Italia, anzi, gli italiani avrebbero chiesto l’annessione alla CCCP.

Purtroppo la società italiana non è cambiata tramite la cultura e l’istruzione e la critica culturale e artistica alla politica ha portato al disprezzo per la politica stessa e per gli artisti e gli intellettuali che la criticavano, invece che ha una politica diversa. E’ così che ci siamo ritrovati con Berlusconi, Beppe Grillo, Salvini e Renzi. Nei loro confronti Lindo Ferretti resta un gigante.

 

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