Sinistra, una storia di abbandoni

(Questo post è una risposta al post di Lola, che era una risposta al mio su Corbyn)

Io lo so cosa vuol dire essere fuori. Lo sono sempre stato. Che fosse un gruppo politico o meno. In politica, quel poco che ho provato a starci dentro avrei voluto portare il mio essere fuori un po’ più dentro, ma purtroppo tutti quelli che conoscevo e che la pensavano come me erano ancora più fuori e mi chiedevano che cazzo ci facevo lì dentro. Io ho sempre pensato che forse magari fossimo stati un po’ di più, lì dentro, sarebbe stato meglio, ma oh, c’era chi preferiva darsi al volontariato, chi andava ai concerti dei CCCP, chi alle feste reggae, chi alle iniziative di Green Peace, chi a quelle di Amnesty, chi a quelle per la Palestina, poi ci fu Genova e dopo il niente. O quasi. Comunque è un discorso che parte da lontano.

Perché il PCI è diventato il PD, perché da Togliatti si è passati a Berlinguer poi a Veltroni e si eè arrivati a Renzi?

La mia e’ solo una opinione, derivante un po’ dall’esperienza personale e un po’ da qualche lettura piu’ o meno attendibile, e non basta certo un post per riassumere una storia così. Quindi vale quello che vale.

Però per dire, mio padre era comunista. È stato in URSS per aver vinto il concorso di diffusione del l’Unità, ha occupato fabbriche, fatto il consigliere comunale per qualche anno, ma quando il partito ha cambiato nome, come molti della sua generazione, ha deciso di lasciarlo e qualcuno lo aveva lasciato pure prima, quando Krusciov denunciò al mondo i crimini commessi dal Stalin.

Io mica gliene faccio una colpa, anzi, capisco la sofferenza. Pure Occhetto piangeva, figuriamoci mio padre e gli altri come lui. Però non posso fare a meno di pensare che l’uscita dai consigli comunali, dalle segreterie, dalle sezioni, dal parlamento, di persone che credevano in certi ideali ed avevano certi valori, abbia svuotato quell’unico strumento di cambiamento socio politico che avevamo lasciandolo in mano agli arrivisti, quelli con la camicia bianca, quelli per cui era solo un modo per ottenere il potere fine a se stesso. Una dinamica che continua ancora oggi. Pure io ho abbandonato il partito.

sequenza-3

Eppure in uno scritto che colpevolmente ho letto troppo tardi, e cioè pochi giorni fa, già nel 68 Pasolini diceva

Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni! 
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere. 

Uscirsene invece, ritararsi a vita privata o darsi a pratiche “extrapalamentari”, nonostante siano scelte rispettabili personalmente, sono purtroppo poco influenti sul piano politico. Quelli prima di noi, quelli che hanno fondato i movimenti dei lavoratori e i partiti socialisti lo sapevano, per questo facevano quello che facevano, siamo noi che ce lo siamo dimenticati. Ci siamo dimenticati che la storia siamo noi, ci hanno convinto che tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera, ci hanno convinto a restare a casa quando viene la sera.

Poi certo mica è obbligatorio riprendersi il PD, potrebbe davvero essere troppo tardi, potrebbe nascere qualcosa di diverso, un altro movimento popolare di sinistra, che si prenda la briga di sporcarsi le mani nella lotta per il potere (elezioni) e che magari possa pure considerare l’idea del compromesso con partiti meno di sinistra, per raggiungere degli obiettivi (la politica).

Io però ho invece paura che abbiamo rinunciato sia a prenderci l’unico partito in grado di governare il paese sia a crearne qualcuno in grado di influenzarne la politica.

Per finire vorrei dire che lo so che lo stomaco può impedire di recarsi a votare alle primarie del PD, ma lo stomaco, la pancia, sono le stesse cose a cui parlano Grillo e Salvini, e io lo so che è dura, è dura anche per me, mi ci sforzo, ma preferisco ascoltare la logica o almeno il cuore, piuttosto che la pancia.

Perché in un’ipotetica scelta tra Salvini e Renzi (o alle primarie tra Renzi e un Corbyn) non avrei dubbi se recarmi alle urne e per chi votare. Non starei a casa sperando di non rimanere deluso, perché un’ipotetico Salvini Presidente del Consiglio non sarebbe un male solo per me, ma lo sarebbe soprattutto per quelli ancora piú fuori e sfigati di me. Checché ne dica lo stomaco.

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