Coprifuoco e distopia

CONCERTINA

In principio fu solamente una rete metallica, poi sostituita con qualcosa di meno sgradevole e più colorato. In principio fu solo per una foto sbagliata di un ragazzo immigrato che studiava alle serali e che voleva mostrare ai parenti del suo paese il luogo dove stava imparando l’italiano. Sbagliata perché in quel periodo, a sentire le cronache dei giornali e delle tv, e le parole dei principali candidati alle elezioni che si sarebbero tenute di li a poco, due soli grandi mali sembravano sconvolgere il paese. La pedofilia e l’immigrazione. Il ragazzo oltre alla sfortuna di essere immigrato, ebbe la sfortuna di fotografare un bambino. Com’è ovvio le scuole sono piene di bambini. Non era ovvio, e lui forse non poteva saperlo, che fare una foto di una scuola con dei bambini potesse scatenare il panico, l’isteria e la ferocia dei genitori che non potendo difendere i proprio figli né dalla pedofilia né da altre minacce  cominciarono a difenderli da ciò che potevano. Recintandoli.

La rete metallica separava finalmente l’ingresso dei bambini che frequentavano la scuola, da quello dei ragazzi più grandi e immigrati che frequentavano le serali. Quello che ad una prima osservazione sfuggiva ai più le reti e i muri recintano da entrambi i lati. Adesso in gabbia c’erano sia i bambini che si volevano difendere, che coloro dai quali si pensava andassero difesi.

Dopo che la campagna elettorale aveva insistito molto su tema della sicurezza e del pugno duro contro la pedofilia, e dopo che un pareggio portò ad un governo formato dai due principali partiti, i cittadini si aspettavano molto dai loro leader.

Per cui quando si verificarono di nuovo episodi di pedofilia e di microcriminalità, la sollevazione popolare li costrinse a delle soluzioni drastiche, che con la maggioranza di cui disponevano erano semplicissime da prendere.

Quando una bambino della classe rossa dell’asilo fu sorpreso a giocare al dottore con la bambina della classe gialla, fu la volta della separazione delle classi tra maschi e femmine. Dall’asilo all’università. Maestre e professoresse per le femmine, maestri e professori per i maschi.

Quando, nonostante l’inasprimento delle pene per i reati di pedofilia avesse portato all’ergastolo la condanna minima in caso di violenza su un minore e le garanzie processuali furono ridotte al minimo per favorire la certezza della pena, si verificò di nuovo un caso in cui un professore aveva abusato di alcuni alunni. Non restò altra scelta.

I bambini, gli alunni e gli studenti furono separati dai professori. I primi assistevano alle lezioni davanti ad uno schermo gigante, i maestri le maestre, i professori e le professoresse, insegnavano ad una piccola telecamera.

Quando ci si rese conto che ciò non impediva che avvenissero episodi di bullismo tra coetanei dello stesso sesso puntualmente ripresi dalle telecamere a circuito chiuso che controllavano le aule e i cortili delle scuole dove ogni classe nel proprio recinto poteva trascorrere “liberamente” la ricreazione e che venivano trasmessi puntualmente nelle rubriche dei principali telegiornali nazionali, si pensò che fosse dannoso riunire tutti quei bambini in un unico posto. O meglio in un’unica aula e in un unico cortile, ognuna con i propri orari in modo che non ci fossero contatti ne all’ingresso ne all’uscita. A quel punto si rese necessaria un’altra riforma del sistema scolastico, che ormai aveva esteso l’obbligo formativo ai 21 anni.

Le scuole divennero degli enormi alveari, dove ogni allievo aveva la sua celletta, dove veniva esposto a lezioni standard, uguali per tutto il paese, tranne che per un’ora giornaliera in cui venivano insegnati dialetti, usi e costumi della regione di appartenenza, visto che un folklorstico gruppo di parlamentari aveva minacciato la guerra civile nel caso in cui si fosse proceduto a questo lavaggio del cervello nazionalistico.

Quel micro laboratorio servì da prototipo per le politiche di sicurezza urbana di molti dei sindaci che già avevano rispolverato i manuali della zonizzazione e dei coprifuoco. Naturalmente, visto che se ne parlava già da tempo, i primi ad essere zonizzati furono le prostitute e i loro clienti, e i ragazzi che volevano divertirsi e avere qualcosa da fare e dove incontrarsi la sera. Questi recinti, delimitavano anche ciò che restava. Uno spazio buio e vuoto, fatto di case dalle porte blindate con dentro persone che impaurite al massimo si affacciavano alla finestra e sussultavano se vedevano aggirarsi qualcuno. Per questo, in quelle zone si pensò che fosse utile indire un coprifuoco. Cosicché chiunque si aggirasse per strada dopo l’ora del tramonto potesse essere arrestato senza troppe distinzioni.

Quando ciò si dimostrò insufficiente il governo pensò di risolvere il problema della prostituzione nelle strade, che tanto sgomento suscitava nei proprietari delle case che vedevano scendere il valore delle loro proprietà, fornendo ad ogni prostituta un pc. Diversi studi avevano dimostrato come l’adescamento on line si stesse diffondendo, senza creare alcun scalpore e senza far crollare il valore dei pc.

Il problema degli scippi fu risolto vietando di portare in giro contanti e carte di credito, e successivamente vietando i negozi e i supermercati. Tutti gli acquisti potevano e dovevano essere fatti on line, e venivano recapitati tramite un capillare sistema di consegne a domicilio effettuato dall’esercito durante gli orari di coprifuoco.

Il problema degli schiamazzi notturni, dell’abuso di alcol e droghe, della degenerazione fisica e morale, in un primo tempo affidata ai tecnici della zona, fu risolta vietando definitivamente ogni forma di socializzazione e divertimento. Il famoso caso del 19enne deceduto ad un rave in mezzo ai rifiuti di Segrate aveva insegnato che era inutile spedire i ragazzi fuori dalla città. Anche negli orari esclusi dal coprifuoco, non ci si poteva riunire in numero maggiore di tre senza avere speciali autorizzazioni. L’arresto era automatico. Sempre per via della certezza della pena. Le risate erano considerate resistenza all’arresto e costituivano un’aggravante. Era vietato divertirsi in pubblico.

Inutile sottolineare che le manifestazioni politiche non erano più legali. Dopo che un giudice pazzo aveva condannato a qualche mese di prigione dei poliziotti che nel lontano 2001 avevano usato violenza su dei manifestanti, si pensò per il bene di poliziotti, manifestanti e giudici, il dissenso potesse essere manifestato solamente tramite televoto, sms, fax, e mail e sondaggi.

Ciò risolse anche il problema della mafia e della criminalità organizzata. Nessuna organizzazione poteva competere con l’organizzazione dello stato. Non si poteva più dire che non ci fosse abbastanza stato.

In breve per la nostra sicurezza fummo tutti trasformati in polli da batteria. Nella nostra celletta di proprietà potevamo avere tutto quello che volevamo senza correre rischi.

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